premio - res aulica

Vai ai contenuti

Menu principale:

“I lunghi giorni della Arctic Sea” insignito del premio letterario 2016 dell’Accademia Res Aulica di Bologna come Thriller dell’anno, l’intervista all’autore Michael Sfaradi.
Interviste 15 luglio 2016 Redazione arctic sea e Michael

Ciao Michael bentornato su Progetto Dreyfus. Innanzitutto complimenti per il risultato ottenuto: non deve essere stato facile ma credo sia il giusto riconoscimento per un romanzo che merita veramente di essere letto. Ti ha colto di sorpresa la notizia del premio?
Aver vinto questo premio è stata una grande sorpresa, ma lo è stato di più ancora il modo rocambolesco con cui si sono svolte le cose. I miei lettori sanno che i romanzi che portano la mia firma sono autoprodotti, ho una casa editrice la PS. Edizioni, ma è solo formale, e non c’è distribuzione nelle librerie. La vendita è soltanto online tramite il sito www.michaelsfaradi.it L’anno scorso una signora mi contatta per acquistare una copia di ‘ I lunghi giorni della Arctic Sea’, lo legge, le piace e decide di regalarne per Natale delle copie ad alcuni dei suoi clienti. Ne acquista altre dieci, le regala e una dei suoi clienti fa parte della giuria dell’Accademia Res Aulica. È stato un vero caso, questa signora lo legge e lo fa leggere agli altri giudici che insieme decidono di iscrivere d’ufficio il romanzo al concorso. Io in pratica ho saputo che un mio romanzo aveva partecipato solo quando mi hanno comunicato la vittoria nella sezione narrativa, la più importante del premio. Se pensi che gli altri libri che verranno premiati nella stessa serata, per altre sezioni sono pubblicati da Mondadori, da Cairo editori e dalle edizioni Croce, più che un premio direi che ho ricevuto un miracolo.

Ho notato sul tuo profilo Facebook intrattieni un buon rapporto con i tuoi lettori pubblicando spesso le loro recensioni e ringraziandoli personalmente. In particolare tantissimi sono rimasti entusiasti della storia del cargo maltese, da cosa credi sia dipeso questo successo?
Nel 2009 ho seguito le ‘avventure’ della Arctic Sea per il quotidiano LIBERAL, e nonostante il clamore che ci fu intorno alla scomparsa di questo cargo, ritrovato poi dalla flotta russa a 400 chilometri a nord delle isole di Capo Verde, e i forti sospetti che dietro la scomparsa ci fossero i servizi segreti israeliani, quasi immediatamente scese un silenzio tombale sulla vicenda come se la si volesse cancellare dalla memoria collettiva. Io a distanza di sei anni ho riesumato dal mio archivio tutte le informazioni che avevo raccolto, sia quelle verificate sia quelle impossibili da verificare e lavorando con la fantasia le ho unite in un romanzo che ha solide radici nella realtà. Ecco credo che siano proprio le radici nel reale, e quello che potrebbe essere accaduto davvero, che sicuramente ha scatenato interesse intorno a questo romanzo.

Magari te lo hanno già fatto notare in molti ma credo sia davvero importante sottolinearlo: un premio italiano per uno scrittore israeliano. Segno di un tendenziale interessamento del pubblico per Israele e ciò che lo circonda?
La mia risposta a questa domanda contiene una vena polemica e mi scuso in anticipo per questo, ma chi mi conosce sa che dico quello che penso. L’interesse per una certa cultura israeliana c’è sempre stata, sia nel mondo ebraico che in quello non ebraico. Ma si è sempre trattato di un interesse selettivo che elogiava solo una certa cultura e ne ha sempre insabbiato il resto. Quasi ci fosse da vergognarsi della parte che non si allinea e non segue il gregge, quasi che Israele culturalmente abbia un’unica anima. Nulla di più sbagliato. Io, nel mio piccolo sia chiaro, e come persona, faccio parte dell’altra cultura, quella per troppo tempo insabbiata. Non si spiegherebbe altrimenti come mai pur essendo giornalista con oltre 600 articoli pubblicati su stampa nazionale e reporter di guerra con almeno una quarantina di reportage scritti durante ‘Piombo Fuso’ e ‘Margine Protettivo’, uno anche per Progetto Dreyfus, con sei romanzi e due libri per bambini pubblicati che hanno ricevuto decine recensioni da quotidiani come per esempio Il Tempo, Il Foglio, LIBERO, Il Messaggero Veneto, Il Resto del Carlino, Il Piccolo di Trieste o lo svizzero, Corriere del Ticino, nessun editore importante si sia mai interessato alla mia produzione letteraria. Mi auguro solamente che questo premio non sia una meteora ma un punto di inizio per scoprire che Israele di letteratura, musica, pittura e arte in genere ne produce tantissima, e secondo me la parte più importante di questa produzione è proprio quella che si tende a nascondere.

Nei prossimi mesi sarai in giro per l’Italia a presentare la tua sesta fatica, “Am Groner Freibad N. 5”, un romanzo decisamente molto diverso da ‘I lunghi giorni della Arctic Sea’. Ti va di darci qualche anticipazione?
Non amo gli autori ciclostile, gli scrittori che scrivono secondo le leggi di mercato dettate dalle case editrici. Questo è un fenomeno che va combattuto perché fa del male all’arte dello scrivere. Si deve scrivere quello che si sente, che ci coinvolge che ci fa felici o ci rende tristi. Solo allora dalla penna esce il romanzo che appassiona e resta nella memoria dei lettori. È assurdo che ci siano degli scrittori potenzialmente validissimi, dei veri maestri della scrittura, che però si mettono davanti al computer e invece di seguire l’ispirazione seguono delle ricerche di mercato che lo spingono a un filone specifico solo perché avrà un riscontro di vendite. Di questi casi ce ne sono così tanti che è inutile fare nomi. Non solo ‘Am Groner Freibad N. 5’ è diverso da ‘I lunghi giorni della Arctic Sea’, ma anche tutti gli altri sono diversi fra loro. ‘Mosaico Mortale’ ad esempio è un’indagine tutta italiana, ‘Gli Amori Diversi’ è una storia legata al mondo dell’omosessualità femminile, mentre i due romanzi ‘Il sorriso della morte’ e ‘La catena dell’orrore’, anche se sono storie legate fra loro, non mi identificano come autore che scrive o sa scrivere solo di un genere ben definito. Tornando all’ultimo romanzo uscito ‘Am Groner Freibad N.5’ che presenterò a Roma il 6 ottobre prossimo e a Napoli in una data vicina ma ancora non definitiva, prende spunto da un fenomeno che interessò Israele dalla fine degli anni ’70 del secolo scorso fino a tutto il 1980, quando alcune migliaia di giovani fra i 18 e il 25 anni lasciarono le loro nazioni di origine e si trasferirono in Israele perdendo famiglie e affetti. Erano anni difficili quelli, c’era la guerra in Libano, eppure questi giovani, ognuno con motivazioni diverse, faceva il passo. È un po’ la nostra storia, la mia e di quelli che vissero quel periodo in prima persona. Nel romanzo faccio capitare a Ruben, il protagonista, fatti che ho conosciuto in prima persona, che sono accaduti ad alcuni miei amici o che ho semplicemente sentito raccontare. Anche in questo caso la narrazione ha delle radici ben saldate in eventi che accaddero veramente.

Quanto c’è di te in ogni romanzo? Il trasferimento in Israele, l’esperienza da reporter di guerra, hanno mai condizionato il tuo modo di raccontare?
Ho sempre creduto che uno scrittore per essere bravo non debba mai parlare di se stesso, il rischio è che alla fine la scrittura diventi monotematica e noiosa. Inutile però negare che qualcosa di personale finisca poi nel calderone delle storie, quanta è questa percentuale? Impossibile quantificarla, dipende dal soggetto, dalla storia e dal momento che l’autore sta vivendo. Una frase scritta in quest’istante o fra dieci minuti può raccontare esattamente la stessa cosa ma le due frasi, inevitabilmente, lo faranno in maniera diversa. Solo dopo aver pubblicato la mia opera prima ‘Il sorriso della morte’ nel 2007, mi resi conto che scrittore non lo ero diventato in quel momento ma lo ero sempre stato, è però in Israele, dove tutto è possibile, che ho scoperto questa mia natura. Avevo già 46 anni. Se fossi rimasto in Italia, ne sono convinto, tutto sarebbe rimasto chiuso nella cassaforte delle potenzialità inespresse. Raccontare la guerra dopo averla guardata da vicino, dopo aver sentito le sirene d’allarme, dopo essere stato ore dentro i rifugi antiaerei mascherando la paura per dare coraggio a chi non riusciva a mascherarla, dopo aver sentito il tuono dei cannoni e aver visto ragazzi appena maggiorenni tornare dal fronte sporchi di sangue, e in qualche caso dentro i sacchi di gomma, non solo mi ha condizionato, mi ha obbligato, anzi costretto con la forza, a vedere la vita per quello che è e a raccontarla per come l’ho vista io con i miei occhi senza veli pietosi e dannosi. Quello che ho vissuto mi costringe, giorno per giorno, a continuare su questa strada senza cedere né ai compromessi né alle censure, anche di chi spesso mi consiglia di lasciar correre ‘per il mio bene’. Sono arrivato a un età che posso tranquillamente fregarmene di quello che potrebbe pensare di me chi non la pensa come me. Non è un caso che come giornalista ho cambiato decine di redazioni e, come ho già detto, come scrittore non ho una Casa Editrice importante per pubblicare la mia produzione. Ho comunque la cosa più preziosa, la libertà di scrivere in libertà e se a qualcuno non va bene me ne faccio una ragione.

Immagino che il premio sia uno stimolo per i progetti futuri. Hai già qualcosa in mente?
Ho nel cassetto, o meglio nella memoria del mio computer, due romanzi finiti che potrebbero essere pubblicati in qualsiasi momento e sto lavorando su un altro romanzo anche lui legato all’attualità dei nostri giorni. Ancora non so quale sarà ma anche nel 2017 ci sarà in vendita online un nuovo libro con la mia firma e con la copertina dipinta da Rosj Domini, la mia compagna, che olio su tela crea e ha creato tutte le copertine dei miei romanzi.

Grazie per il tempo che ci hai dedicato Michael. In bocca al lupo e ancora complimenti per il premio.
Grazie a voi di Progetto Dreyfus, il premio letterario Accademia Res Aulica lo ritirerò a Bologna il prossimo primo ottobre e spero di vedervi numerosi alle varie presentazioni che farò fra settembre e ottobre e di cui darò notizia sulla mia pagina Facebook.
INTERVENTO PRESIDENTE CONSIGLIO DIRETTIVO
LODOVICO DANIELE POGGI
12 OTTOBRE 2013
ALBANESE ORNELLA
"L'OSCURO MOSAICO"

"Perché alcuni romanzi resistono
al tempo più di altri
e più di altri danno un'impressione di durata?"


Ornella Albanese alla sua seconda fatica letteraria, trova con questo romanzo sorprendente la sua piena maturità. Un racconto di Italica visione letteraria ambientato tra Otranto, Castro, Gallipoli, Lecce e Palermo.
Luoghi molto cari all'autrice, che ne confeziona un ritratto dell'epoca, dove dalle pagine del libro emergono palpabili immagini, colori, odori.
Una vicenda storica dagli elementi classici. Che l'autrice sappia scrivere lo si intuisce fin dalle prime righe, che sia in grado di conquistare il lettore tanto da tenerlo incollato fino all'ultima delle 442 pagine, sembra più difficile, eppure Ornella Albanese riesce nell'impresa.
Un libro diverso per gli amanti del genere, pur rispettando i canoni classici, l'autrice ben presto ne prende le distanze, con la sua scrittura fa giri ampi e a volte lenti, in altri capitoli il ritmo è più veloce ed uniforme, come uno splendido viaggio nel tempo.
La trama si snoda lungo un paesaggio ricco di storia, i ricordi e i pensieri si affollano in un tumultuoso addivenire di spazio temporale, mentre prende corpo e si ridisegna nel libro uno spazio interiore, i cui tasselli compongono un grande cupo MISTERIOSO MOSAICO.
Un romanzo creativo, eccezionalmente lirico nella sua drammaticità, che la scrittrice fa rivivere nella fantasia di quell'epoca, che lascia contemporaneamente posteri sprazzi di dati realistici.
Entrare nella scrittura dell'autrice vuol dire scontrarsi con un "LIBRO ALTO", non ci sono indulgenze verso il lettore, che in questi tempi, dove tutti cercano la via più rapida per conquistare consensi, è un grande pregio, e il suo coraggio la ripaga degli sforzi. Però appena il meccanismo narrativo entra in funzione, questo giallo storico, studiato meticolosamente dall'autrice, scorre nitido mettendo in risalto nobiltà, amicizia, amore.
Un viaggio epico di notti illuminate dal fuoco sotto il crepitio delle armi, nella straziante rassegna della guerra, dove i cavalieri non si risparmiano in sangue e fango.
In soccorso a queste vicende, vi sono pagine di momenti d'abbandono alla dolcezza del vivere, al richiamo religioso nel silenzio di un'abbazia, uno scenario stupefacente tra magnifici paesaggi e città di mare.
In quelle zone dell'Italia di allora, dove il lato oscuro del potere sanguinario e quello scintillante del consumo e del piacere, convivono e si fondono in un'aberrante normalità quotidiana.
E' la tragedia della contemporaneità consumata in secolari sanguinosi conflitti, tra lo splendore di quelle bellezze naturali descritte dall'autrice.
Di quei luoghi si nutre la storia del Romanzo, dove per vittime e carnefici, il male non ha riscatto.
Uno straordinario Romanzo, imperniato di monologhi interiori e di un costante flusso di azione, romanticismo e mistero. Dove l'intrigo e l'ambiguità di certi personaggi e l'attesa dell'approdo finale, fa da sfondo a uno

OSCURO MOSAICO
Accademia Res Aulica – Rassegna “Scrittori con gusto”
Ott 07, 2015

Sabato 3 ottobre sono stata ospite dell’Accademia Res Aulica per l’inaugurazione del loro anno accademico, durante la rassegna “Scrittori con Gusto”.

Cornice meravigliosa dell’evento è stato l’elegantissima Boutique Hotel Calzavecchio, a Casalecchio di Reno, a due passi da Bologna.
Non avevo mai parlato in pubblico del mio libro.
A oggi non sono ancora riuscita a organizzare una presentazione, per mancanza di librerie disponibili e sicuramente anche per la mia inesperienza. Ho molto da imparare.
IMG_1452Ho rotto il ghiaccio e aperto le danze davanti alla platea eccezionale dei soci dell’Accademia.
Da leggersi con la voce di Forrest Gump: la mamma mi diceva sempre che con le parole posso fermare anche i treni.
Pare che, in un tale frangente, io abbia ritrovato quell’eloquio naturale che anni di precariato e sottoccupazione mi hanno insegnato a lasciar morire sulle labbra. Non perché non ci sia nulla da dire: sono strategie di sopravvivenza alle quali non ti abitui, ma ti adegui.
Ma lì stavamo volando in altri cieli.

Cenerentola ha danzato leggera con le scarpette di cristallo. La scopa poteva attendere.
Il fatto è che ho avuto delle Fate Smemorine eccezionali: uno scrittore e giornalista esperto, anche lui invitato alla rassegna, che con la sua spontaneità e con l’umanità tipica dei signori dell’animo, mi ha aiutata a tuffarmi in quelle acque battesimali; Fiammetta, amica che nei momenti importanti c’è sempre stata ed è venuta a sentire la presentazione; e il mio Francesco, che in questo periodo così delicato, è ancora più presente e premuroso, viziandomi in maniera imperdonabile.

Invitati, oltre alla sottoscritta, Vito Bruschini che ha presentato “I cospiratori del Priorato” e Gian Maria Aliberti Gerbotto con “L’ordine del vero”.

Dopo le presentazioni, tutti ai tavoli, per la cena.
E anche qui tante sono le persone che dovrei ringraziare – in particolare Carla, Francesco, Raniero e consorte – ma in generale ho goduto di una compagnia eccezionale, per cordialità, originalità e gusto per la vita.

Pubblico qualche foto, in bassa definizione, di quelle scattate con i cellulari, mentre io non me ne accorgevo nemmeno. Quelle serie arriveranno via CD, ne farò una galleria.

Ma intanto condividiamo l’emozione, la bellezza e l’importanza del momento.
E anche la classe della cornice, la bontà del cibo e del vino… d’altronde siamo a Bologna, la dotta, la grassa e gaudente Bologna.
Ci piace così, questa città, una dea madre sorridente che ti offre sempre un boccone in più, un sorso in più, un piacere aggiunto.

Ad ogni modo, a livello professionale ce l’ho messa tutta, pare che io sia stata più che all’altezza della situazione. Così almeno mi dicono. Io, che sono ipercritica, posso solo garantire sull’impegno.
Con un inizio così, sicuramente le prossime volte non  avrò il crollo di adrenalina nei giorni a seguire.

Grazie a chi c’era, grazie all’Accademia Res Aulica, grazie a Leone Editore che si è fidato di me ancora una volta, grazie a chi è stato con me virtualmente ma non per questo lo è stato meno.
E da ex operatrice del turismo, grazie al personale dell’hotel: conosco la stanchezza che c’è dietro ai vostri sorrisi. Ma erano splendidi lo stesso.
RICONOSCIMENTO LETTERARIO
“SCRITTORI CON GUSTO”
17° ANNO

Il Riconoscimento letterario “Scrittori con Gusto” nasce in Accademia “Res Aulica” nell’anno 1999
come premio alla narrativa e saggistica italiana.

Il libro diviene così l’invitato d’onore abbinato al gusto della cena, creando l’atmosfera, che fonde e unisce ambiente, eleganza, cultura e gusto del vivere.

La presenza dell’autore, esprime più efficacemente il bisogno di conoscenza, attraverso la presentazione dal vivo del romanzo, ai soci e ospiti intervenuti. Nello stesso tempo entra in simbiosi con il tema della serata.

La chiarezza e la semplicità, unita ad una dose di simpatia e ironia, discorsiva sviluppa nella serata conviviale un clima salottiero del “tempo speso bene” aumenta la curiosità verso la storia e l’autore.

Da qui nasce l’energia che spinge i nostri soci a ritrovare nella lettura un senso positivo della vita e la volontà di capire e confrontarsi con la scrittura.

La nostra Associazione Culturale è sensibile al sentire dei cambiamenti storici e sociali, riaffermando l’originalità del libro, ricreando verso lo stesso un atteggiamento e un approccio nuovo.

Ogni autore, o storia narrata, sono i pilastri che formano nella serata, emozioni e passioni vere, nel nostro ambito associativo-accademico, e fanno sì che il riconoscimento “Scrittori con Gusto” riconfermi la piena necessità e volontà, che il libro non cesserà mai di essere uno strumento insostituibile della nostra vita.

CASE EDITRICI PRESENTATE IN 16 ANNI:

1. Armando Editore
2. Baldini Castoldi Dalai
3. Bompiani
4. De Agostini
5. Einaudi
6. Fabbri
7. Fazi Editore
8. Feltrinelli
9. Gremese
10. Longanesi
11. Mondadori
12. Mursia
13. Piemme Edizioni
14. Rizzoli
15. Salani
16. Il Sole 24 Ore
17. Zanichelli
18. Zelig

AUTORI PREMIATI
Torna ai contenuti | Torna al menu